Bibliografia

Ritratti al Plurale

Il volume si presenta come strumento di lavoro rivolto ai neofiti e non, per la conoscenza delle origini della fotografia in Italia e nelle Marche soprattutto in riferimento alla ritrattistica.

Approfondisce in particolare l’atelier o gabinetto e la professione del fotografo (lo studio vetrato, la posa e i consigli suggeriti al cliente, gli strumenti di lavoro) focalizzando l’attenzione sui fotografi dei primordi della storia della fotografia nella città di Ancona presentando un notevole apparato relativo a documenti dell’epoca.

La prima ricerca sui fotografi marchigiani, sugli studi anconetani in particolare, dalle origini ai primi decenni del Novecento. Il volume si pone come stimolo per ulteriori ricerche su un periodo, quello degli inizi dell’attività fotografica professionale nelle Marche, che fino ad oggi non è stato affrontato e approfondito in tutti i suoi variegati aspetti, ma non tralascia di trattare gli sviluppi della storia

della fotografia italiana in generale presentandone la capillare diffusione sul territorio dalle sue origini fino a tutto l’Ottocento.

E’ attorno alla ritrattistica, alla realizzazione di una convincente e lusinghiera “immagine di sé” che si espleta l’attività iniziale degli studi fotografici per assecondare e soddisfare le esigenze della clientela.

 

Dall’introduzione di Diego Mormorio

Del volto e del paesaggio

C’è uno strettissimo rapporto tra i nostri volti e i

nostri paesaggi. In uno dei suoi fondamentali

saggi, Georg Simmel fece notare che quando noi

guardiamo qualcuno non vediamo solo ciò che vede

l’organo della vista. Quello che vediamo, scrisse, è

“una variopinta mescolanza tra quel che viene

veramente visto e integrazioni esterne ed interne,

reazioni sentimentali, collegamenti con movimenti

e luoghi circostanti”.


Da tempo ormai, nel campo della fotografia italiana, Vincenzo Marzocchini è un sicuro punto di riferimento. Egli ci ha abituato ad approfondite ricerche che riguardano l’ambito storiografico, le questioni estetiche e la letteratura. Come studioso e come “fotografo per diletto”, Marzocchini è stato attratto in modo particolare dal tema del ritratto e, parallelamente, da quello del territorio. Due argomenti che quasi si fondono, e che comunque restano inscindibili. È nel “territorio” infatti che la “figura” – intesa come volto e come portamento – prende la sua forma. Una forma che si costituisce innanzitutto sulla base di elementi geoclimatici, che originano processi storici e culturali, che a loro volta generano trasformazioni territoriali.

Lo dico da tempo: buona parte di quello che noi siamo – un po’ del nostro carattere così come una certa parte dei nostri volti – è tale a partire dall’ambiente in cui siamo venuti al mondo o siamo cresciuti. Sapori di cui ci siamo nutriti e profumi che abbiamo respirato.

I sapori, soprattutto. Essi salgono dalla terra e scendono a noi ancor prima della comparsa nel mondo: giungono nel grembo in cui siamo e già forse ci segnano. Non sono di meno i profumi. Dapprima si accompagnano ai sapori dei cibi, poi, via via, si fanno in noi come un universo indistinto, che è proprio del luogo in cui cresciamo. Odori di erbe, alberi, fiori, terra, terra bagnata. Ma anche asfalto, fiumi … Insomma, nei nostri volti e nei nostri cuori, veniamo segnati, soprattutto negli anni dell’infanzia e della fanciullezza, dal luogo in cui cresciamo. È soprattutto in quegli anni che diventiamo quello che siamo. Diventiamo cioè islandesi, sardi, romani, piemontesi, siciliani, marchigiani … E in qualche modo rimarremosempre questo, anche se viaggeremo e vivremo all’altro capo del pianeta. …

 

Attorno a una poesia di Mario Giacomelli

 

 

Il saggio di Vincenzo Marzocchini Attorno a una poesia di Mario Giacomelli

rappresenta un inedito e singolare approccio alla comprensione dell’intera opera del fotografo marchigiano.

L’autore evidenzia come con la composizione Poesia 1998 Giacomelli traccia il percorso da seguire per penetrare nei profondi solchi, nei marcati segni bianchi e neri delle sue realizzazioni fotografiche.

I versi analizzati, attorno ai quali Marzocchini sviluppa l’approfondimento critico, esprimono la poetica e la filosofia dell’autore senigalliese, creatore di immagini mentali che poi plasma con l’attività della camera oscura.

La poesia diventa un documento rilevante, un testamento, tenuto conto che è stata scritta due anni prima che Giacomelli ci lasciasse.

Il volumetto è completato dalle immagini scattate a Mario da alcuni amici  (Tortelli, Gambelli, Bonvini, Mariani, Ferro, Picchietti, Sparaventi) che hanno condiviso con lui felici momenti di spensierate passeggiate fotografiche.

 

 

 

 

 

 

Scritture di Versi e di Luce

Testi

Vincenzo Marzocchini:

- Poeti & fotografi:

Molti storici e critici della fotografia hanno segnalato il legame esistente fra i grandi paesaggisti della seconda metà dell'Ottocento negli USA (Watkins, Gardner, Jackson, O'Sullivan) ed il poema americano per eccellenza Leaves of Grass (Foglie d'erba) di Walt Whitman. Più tardi, l'amore per la natura contenuto nello stesso componimento caratterizzerà le poesie fotografiche di Ansel Adams;  Edward Weston  nel 1941 ne illustrerà una nuova edizione.

A dire il vero, l’inventore del processo negativo-positivo in fotografia, l’inglese William Henry Fox Talbot, per garantire il significato simbolico, la connotazione dell’immagine, nel suo caso l’idea di una libreria, ha dovuto apporre la didascalia A Scene in a Library. L’inquadratura in effetti trae in inganno l’osservatore: un solo riquadro dell’intero scaffale contenente dei volumi si staglia contro uno sfondo nero. Non è un’immagine ambientata, non viene ripresa una vera scena (se non per qualche volume inclinato a suggerire che qualcuno ha prelevato dei libri). L’autore allora ha messo in atto una figura retorica, una metafora: la parte per il tutto o sineddoche. Quindi, sin dalle origini della fotografia le icone hanno cercato conforto nelle parole e queste ultime nelle immagini. Tale operazione di sostegno si verifica in continuazione ricorrendo alle figure retoriche, alle varie metafore.

Ma se il rapporto didascalia e foto può diventare ambiguo perché si può orientarne il testo discorsivo verso una connotazione lontana dai veri fini per cui era stata scattata l’immagine (basti pensare alla famosa scena della giovane donna e del signore anziano ripresa in un bar parigino da Robert Doisneau), questo meccanismo nella relazione poesia fotografia non si verifica. I versi non intaccano il significato originario dell’immagine, quest’ultima fa i conti solo con la nostra capacità interpretativa.

L'accostamento tra fotografia e poesia rappresenta un connubio ideale nella strategia della comunicazione: è sicuramente l'abbinamento più naturale e prolifico che si sia verificato sin dalle origini della nuova arte…

- La poesia in immagini di Daniele Papa:

La poetica che gli è più congeniale, che nasce spontanea in lui, trova le basi nelle immagini sul territorio marchigiano realizzate da Mario Giacomelli del quale ammira la forte carica espressiva e la profonda interiorità.

La sua formazione viene completata dalla conoscenza dei lavori di altri fotografi di rilievo quali Henri Cartier-Bresson, Josef Koudelka, Edward Weston, Ansel Adams, che gli hanno suggerito nuovi modi di indagare, di osservare, di vedere il reale, nonché dalle opere degli umanisti francesi con Robert Doisneau in testa.

È un lento e lungo percorso formativo molto in profondità che lo porta ad affrontare temi diversi e ad avvicinare il suo stile alla poesia cogliendo spunti da Padre Davide Maria Turoldo, Fernando Pessoa, Rabīndranathān Thākur (Tagore) e da musicisti come Franco Battiato e Roberto Camisasca.

Memoria ed identità dei luoghi si sovrappongono; ama la bellezza delle cose semplici, di ambienti antichi destinati prima o poi a scomparire e rende partecipe l’osservatore della sua latente malinconia, ben velata dalle icone.  Fotografia del tramonto nel senso della pienezza del sentimento romantico, espresso però con la saturazione della luce diurna. Emergono allora quei forti contrasti apparenti rappresentati in modo armonico, come in uno spartito melodico.

Daniele Papa interpreta alla lettera l’etimologia della parola fotografare, scrivere con la luce, e le sue composizioni in immagini svelano o rivelano quelle pieghe sottili della natura che nella nostra corsa giornaliera non riusciamo a cogliere…

- Piccola antologia:

Le poesie si susseguono seguendo uno sviluppo storico ed in relazione alle funzioni che sono state attribuite nel tempo al mezzo fotografico: si inizia con i versi celebrativi che enfatizzano la novità del portento; si prosegue con i componimenti che pongono l’accento sull’analogia col meccanismo della macchina relativa alla registrazione e alla  memoria ( molto vicino alla grotta di Platone); si termina con la peculiare speculazione filosofica sul ritratto, sull’ambiguità e sull’essenza della fotografia.

Immagini

Daniele Papa:

- Dalla terra ( 2006)
- Così racconta il mare ( 2003)
- Le oche di Anna ( 2009)
- Nella via del Silenzio ( 2010)
- Sotto il silenzio nevica ( 2010)

Vincenzo Marzocchini:

-Ritorno al padre (2002-2006)

 

Iconografia del Cristo nell’alta montagna friulana

 



 

Selezione di Daniele Papa

 






Camera Obscura

La fotografia stenopeica crea le condizioni (lunghi tempi di esposizione) per un ascolto prolungato del mondo circostante stimolando un nostro lento ma efficace passaggio dal guardare al vedere. [...] l'attenzione verso gli altri e verso i luoghi non può essere mai frettolosa, non può stare tutta in un clic predatorio. La via della lentezza ci guida verso l'interno, ci rivela una visione più introspettiva, mistica, ascetica, più imponderabile (visione orientale), meno prevedibile, tecnologicamente inconscia, di cosciente incertezza e di attesa. [...] "Festina lente" - affrettati lentamente sostenevano gli antichi: ne trarranno vantaggio la creatività, la fantasia, la spontaneità e la meditazione sull'umana esistenza. V. Marzocchini

Filosofia e pratica della fotografia senza vetri e senza clic. Due teorici e sperimentatori della fotografia stenopeica (realizzata con piccole camere oscure autocostruite, per obiettivo un forellino micromillimetrico) spiegano e mostrano l’appeal, la pratica, l’estetica dell’immagine povera, lenta, anti-tecnologica, stratificata, lievitata. Un libro dedicato ai tanti discreti appassionati membri della “banda del buco” e alle loro scatole di cartone iconogeniche e ansiolitiche. Michele Smargiassi, Fotocrazia-blog di Repubblica.

Vincenzo Marzocchini, fotografo e studioso di storia della fotografia, si dedica da diversi anni alla fotografia stenopeica, una tecnica antica che richiede lunghe esposizioni e che offre limitate possibilità rispetto alla tecnologia moderna, in cambio però di una particolare aura di magia e di poesia. L'apparecchiatura con cui si realizzano le fotografie è costituita unicamente da una scatola stagna all'interno della quale è posta una superficie sensibile e che è dotata di un minuscolo foro attraverso il quale la luce magicamente scrive sulla superficie sensibile. Insieme all'altro fotografo stenopeico Marco Mandrici, Marzocchini firma il volume Camera Obscura. La lentezza dell'istantanea composto da tre sezioni. Due sono riservate alla presentazioni di vari progetti fotografici stenopeici realizzati dagli autori, mentre la prima, che occupa le trenta pagine iniziali del libro, ospita l'interessante saggio di Vincenzo Marzocchini “Per una filosofia della fotografia stenopeica”. Un libro che si pone in pieno all'interno del dibattito a cui abbiamo accennato, offrendo testo per una riflessione e immagini per dimostrare i diversi risultati che si possono ottenere con questo procedimento lento. Scaffale Libri 33 di HF-Distribuzione


Antiche pievi carniche

Calotipie moggesi

Nudi stenoscopici

Marco Mandrici

La Fotografia Stenopeica in Italia

In questi ultimi anni la fotografia stenopeica è tornata ad essere praticata da un considerevole numero di artisti. In un contesto sempre più tecnologicamente avanzato e globalizzato, la registrazione del reale – sotto forma di copia fedele o di metafora di un più intimistico mondo parallelo – avviene grazie ad uno strumento in cui la tecnologia è ridotta ai minimi termini: un piccolo foro (stenoscopio). Paradossalmente, la qualità dei risultati artistici conseguiti sembra proprio inversamente proporzionale alla quantità di tecnologia impiegata. I percorsi dei fotografi qui presentati testimoniano le infinite possibilità  creative della fotografia stenopeica. Il volume, inoltre, è un valido strumento didattico per docenti e studenti di ogni ordine e grado in quanto offre un’esauriente ricostruzione storica e artistica della camera obscura e delle riprese stenoscopiche, un articolato percorso didattico, una ricca bibliografia e siti internet di riferimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vol. I

Lo strumento, il mezzo, che mette in relazione pittura e fotografia, che funge da cordone ombelicale tra le due espressioni artistiche, è la camera obscura. L’autore percorre la strada degli influssi, dei condizionamenti, dei parallelismi tra le due arti senza disdegnare di dare uno sguardo alle scritture letterarie scaturite dalla conoscenza dell’apparecchio “a foro stretto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vol. II

Sulla fotografia stenopeica si è detto proprio tutto; ciò nonostante, quelle mute immagini continuano a farsi notare stimolando i pensieri. Le riflessioni dell’Autore sull’argomento propongono insolite connessioni e contaminano alcuni luoghi comuni anche attraverso la visione di alcune sue steno-fotografie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vol. III

Nel libro sono riportate le esperienze produttive ed artistiche, scelte tra le tante di un vasto panorama espressivo, di alcuni autori italiani che alla fotografia stenopeica si dedicano con grande passione. Le selezioni fotografiche proposte sono solo un esempio del lavoro di Roberto Aita, Andrea Buffolo, Alessandra Capodacqua, Marco Mandrici, Pierluigi Manzone, Massimo Marchini, Sergio Maritato, Marco Palmioli, Danilo Pedruzzi, Massimo Stefanutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vol. IV

I due Autori affrontano la questione della didattica della fotografia stenopeica, proponendo, l’uno, alcune semplici informazioni per la realizzazione e il funzionamento di una camera stenopeica, l’altro, esemplificando con fotografie il lavoro svolto presso una scuola media.

 

 

 

 

 

 

 

 

Immagine di sè

FOTOgraphia n.163 luglio 2010

“…è doverosa la segnalazione di un consistente saggio di Vincenzo Marzocchini, fresco di stampa. L’immagine di sé è un testo, ampiamente illustrato (circa cento immagini), che mantiene le promesse del proprio sottotitolo esplicito: Il ritratto fotografico tra ‘800 e ‘900. Compilato con autorevolezza , ma anche passione, è un’analisi che si iscrive a pieno diritto nel (ristretto) novero delle Storie che vale la pena leggere e conoscere. Dio volendo, punti di vista  originali e competenza possono ancora fare la differenza (ammesso, e non concesso, che questa differenza serva a qualcosa o qualcuno, nel marasma delle parole italiane sulla fotografia: sappiamo bene ciò di cui stiamo parlando, conosciamo bene ciò a cui stiamo pensando).”

Maurizio Rebuzzini


“…Questo nuovo volume, che presenta un altro prezioso capitolo della collezione di Vincenzo Marzocchini, può essere facilmente interpretato come una naturale evoluzione di un cammino personale - e dell’ente conservatore, il Comune di Montelupone – verso l’approfondimento di un argomento che sta suscitando sempre maggiore interesse nel panorama nazionale. Un segno positivo e la buona conduzione di un circolo virtuoso che crea speranze nell’animo di chi ama la fotografia storica, e che vorrebbe – come chi scrive - che maggiore e più concreto impegno verso la valorizzazione del ricco patrimonio fotografico delle Marche fosse portato avanti anche in questa realtà decentrata rispetto ai grandi nuclei della fotografia italiana.

Le Marche hanno una lunga storia fotografica, e qui non mi riferisco soltanto ai protagonisti dei prolifici circoli fotografici degli anni ’50, a Mario Giacomelli, a Ferruccio Ferroni, alle agili menti di Luigi Crocenzi e Giuseppe Cavalli, ma a una schiera di fotografi amatoriali di fine ‘800 e inizio ‘900 ancora poco, o del tutto, sconosciuti e di archivi pubblici e privati di cui lentamente riaffiora la memoria attraverso mostre, riordini, sensibili segnalazioni.

Una storia di luce da ricostruire e da scrivere, quella stessa luce che al tramonto disegna il dolce profilo inconfondibile delle nostre colline.”

Dalla presentazione di Simona Guerra

 

 

Letteratura e Fotografia

Con Letteratura & Fotografia. Scrittori poeti fotografi si vuol offrire una ricerca organica sui rapporti tra queste diverse ma affini forme espressive, un’ampia disamina dei temi riguardanti tale felice connubio, presentando scrittori e poeti che hanno inserito in vario modo la fotografia nei loro

lavori e fotografi che hanno tratto ispirazione dalla letteratura per le loro opere creative. In Italia, fino ad oggi,non sono stati prodotti molti lavori sull’argomento: tutte pubblicazioni indiscutibilmente pregevoli, ma parziali, antologiche o molto specifiche. Con questo volume si vuol presentare un ricco strumento di ricerca ma anche un’opera che possa essere compresa da un pubblico esteso e non solo dagli addetti ai lavori; che riesca ad offrire un’ampia panoramica sugli scrittori e sui temi da essi affrontati nel complesso rapporto tra fotografia e letteratura per tentare di dimostrare, usando le parole di Ferdinando Scianna “…quanto la fotografia viva di letteratura e quanto la letteratura sia stata rivoluzionata dalla fotografia.”

Nei tre capitoli del libro vengono considerate numerose opere di prosa, di poesia e di fotografie note e meno note ed il lettore è guidato attraverso un articolato percorso bibliografico e di citazioni verso l’approfondimento dell’intrigante intreccio di immagini e parole.

 

FOTOgraphia n.110 aprile 2005

“Attento cultore della fotografia, Vincenzo Marzocchini si divide tra l’esercizio attivo, con campi di esplorazione visiva ad ampio raggio (dal paesaggio al nudo, alla sperimentazione), e la riflessione teorica. In questo senso, lo scorso aprile 2004 segnalammo una sua particolare e competente edizione sulla fotografia stenopeica tra cronaca e storia…il successivo giugno 2004 ospitammo una affascinante riflessione filosofica  sulla lentezza stenopeica, come ragion d’essere e scelta di campo. Ora, in stretta attualità temporale, Vincenzo Marzocchini torna alla ribalta con un altro studio sulla Fotografia (consueta maiuscola), osservata e considerata, come ci piace annotare e definire, di traverso, per traverso. L’attuale Letteratura & Fotografia. Scrittori poeti fotografi è esattamente ciò che il titolo anticipa e promette…Il rapporto tra fotografia e letteratura è ampio e prolifico, tanto che Ferdinando Scianna, fotografo che ha affinato una particolare attenzione filosofica  e ideologica sull’azione stessa della fotografia, ha avuto modo di annotare “quanto la fotografia viva di letteratura e quanto la fotografia sia stata influenzata dalla fotografia”. … Il casellario di Vincenzo Marzocchini, opportunamente ordinato per capitoli conseguenti (in ordine: L’illusione del possesso, Rivelazione, Parole e Immagini) è colto; si basa su apparati che prendono in esame e analisi una serie di testi estremamente eruditi (opportunamente riportati nella Bibliografia finale).

Maurizio Rebuzzini

 

 

Il Museo fotografico di Montelupone

Il presente lavoro cerca di ripercorrere la storia della fotografia attraverso le tecniche di ripresa e riproduzione dell’immagine fotografica.

Un percorso dal dagherrotipo al digitale condotto mediante l’analisi dei procedimenti di stampa documentati tramite i lavori di onesti artigiani e di fotografi più blasonati (fotografie dell’Archivio di Vincenzo Marzocchini).

Tutte opere presenti nel Museo della Fotografia di Montelupone che contempla anche una sezione dedicata alle attrezzature a partire dalla seconda metà dell’Ottocento con particolare attenzione alle macchine fotografiche e cinematografiche (apparecchi della Raccolta di Adriano Andreani)

Il volume si pone come strumento di base per chi desidera dedicarsi all’individuazione e all’approfondimento  delle tecniche di stampa, all’archiviazione delle fotografie.

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre il Visibile

 

Dice Cartier Bresson: La fotografia sembra essere un’attività facile; infatti è un processo vario ed ambiguo, nel quale l’unico denominatore comune dei praticanti è lo strumento.

Il linguaggio complesso del medium fotografico è riscontrabile nelle immagini che abbiamo quotidianamente davanti ai nostri occhi, in ogni prodotto visivo realizzato da un autore, intendendo per autore colui che preme il pulsante della camera. Egli comunque, e chiunque sia, in barba a tutti gli automatismi, una volta compiuta l’operazione, avrà dato differenza e unicità al prodotto per il fatto di aver utilizzato il proprio occhio, la propria mente e il proprio sistema nervoso.

Ci sono poi nell’universo della fotografia autori che, con maggiore o minore forza e capacità, rendono con chiarezza le proprie intenzioni, oppure lasciano evidenti “la varietà e l’ambiguità del processo”.

Questa filtrata citazione è nata sfogliando le fotografie di Vincenzo Marzocchini, perché esse mi hanno subito espresso lo scarto molto interessante fra la volontà dell’autore e la tecnica testardamente utilizzata, se non sottomessa alle intenzioni. …ha costruito un libro in cui le immagini, quasi tutte bianconero, sono invase - lievemente o con molta evidenza – dall’effetto infrarosso. …quel particolare materiale sensibile, per certe lunghezza d’onda molto più capace dell’occhio umano, viene elevato a strumento dimostrativo delle bellezze paesaggistiche e, nello stesso momento, degli squilibri provocati alla natura e alla vita dall’invadenza suicida dell’uomo. …Il tutto esprime complessità e dimostra che ansia e fatica sono inevitabili se vi è la convinzione profonda, che in Marzocchini esiste e invade anche il lato esistenziale, per cui natura e uomo devono essere, nello stesso tempo, salvati e interpretati…

Riccardo Toffoletti

 

Ho incontrato Vincenzo Marzocchini durante alcuni soggiorni in territorio friulano in prossimità di fiumi e torrenti verso i quali egli mi ha fatto da guida. In precedenza aveva partecipato ai miei corsi di stampa presso la Scuola di Fotografia nella Natura di Mogginano, in provincia di Arezzo.

Nonostante provenga da una località marina delle Marche, e sia friulano solo di adozione, Vincenzo ai miei occhi è fatto del granito di quei massi invisibilmente sospinti dall’acqua dei torrenti montani. Ma su questo corpo di roccia balenano i lampi mobilissimi di  due occhi spalancati sulla vita, fragili dietro le lenti. …mi è apparso in passato un simpatico Doctor Jekill/Mister Hyde della fotografia: la sua spinta espressiva si è come biforcata in due direzioni, apparentemente opposte tra di loro, ma certo complementari. Da un lato la seduzione ed il mito della bellezza femminile, con tutto il guardaroba di effetti simbolici a questa attinenti…poi ecco il riscatto dell’impegno serio e determinato sul territorio, osservato con la coscienza disincantata di un ex-insegnate che ha attraversato i vivaci momenti della politica italiana degli anni settanta.

È a questo secondo versante della sua espressione che va la mia simpatia, in quanto ne condivido la funzione sociale e civile, e la sfida difficile sul terreno della visualizzazione che ogni lavoro fotografico sul territorio comporta…Il suo progetto, scarno e diretto, condotto con l’intenzione di sottolineare dei contenuti sociali ed ambientali che è agli antipodi della neutralità oggettiva oggi così di moda presso molti autori che vanno per la maggiore, mette insieme una serie di documenti incisivi, apprendibili anche da spettatori visivamente non sofisticati. Immagini in grado di arrestare l’attenzione ma anche, cosa molto più complicata, di scuoterne la coscienza…

Roberto Salbitani

 

Infrared Dreams

 

Una fotografia di per sé non ha alcun senso, fissata com’è in un tempo indefinito, “vedova del suo luogo”, per usare una bella espressione di un mio grande e illustre amico…

...Una fotografia non trasmette nessun messaggio, ma interroga la nostra coscienza. Essa colpisce quanto più è capace di evocare ricordi e sensazioni nell’osservatore. È la nostra esperienza vitale che anima le immagini, che le carica di senso.

Una foto funziona a volte come la “madeleine” proustiana: il sapore del biscotto inzuppato nel tè che improvvisamente porta alla memoria del protagonista della “recherche” ricordi lontani dell’infanzia.

La ricerca fotografica di marocchini va in questa direzione. L’interesse dell’autore non è rivolto tanto alla forma, quanto all’ambiguità delle immagini e al loro potenziale evocativo che farà scaturire sensazioni diverse in ognuno di noi….

Vincenzo Mirisola

…La figura femminile diviene così – come fosse davvero dotata della sorprendente capacità di trasformarsi – un paesaggio onirico su cui lo sguardo si posa affascinato.

Il tempo rallenta vistosamente fino a raggiungere una forma di sospensione ed è grazie ad essa che si può finalmente mettere piede in un mondo completamente nuovo dove la realtà viene costantemente deformata per trasformarsi in qualcosa d’altro…La donna si muove obbedendo, ne siamo certi, a un suo ritmo interiore ma è come attraversata da un che di esibizionistico, quasi fosse consapevole di essere guardata e fingesse di non saperlo; ciò rende il tutto ancor più intrigante per noi che siamo di fronte a questo bellissimo corpo nella sua abbagliante nudità e lo guardiamo come trasfigurato perché così ci viene presentato da un elemento come la fotografia che per un verso ce lo avvicina, dato che lo descrive, e per un altro ce lo allontana nel momento in cui lo interpreta.

Il soggetto principale diventa quindi la luce grazie alla quale tutto si trasforma: scende lieve dall’alto, arriva insinuante da un lato e subito aderisce al corpo esaltandosi in prospettive insospettabili, adagiandosi negli anfratti, disegnando nuove curvature con un andamento che ricorda atmosfere musicali. LO sguardo scatta talvolta con la rapidità sobbalzante di un violino, si innalza negli acuti luminosi di un saxofono, segue la pacata dolcezza di un fagotto, riemerge nelle mille sfumature di un pianoforte e noi ci accorgiamo così che il nostro sguardo sfugge al controllo razionale e guizza libero lasciandosi sedurre dalle emozioni.

Il fotografo, con molta abilità, ci ha assecondato. Non a caso ha usato una pellicola all’infrarosso per rendere ancor più onirico il risultato che già il bianconero rende disponibile alla fantasia dell’interpretazione… Se Vincenzo Marzocchini avesse scelto il colore, noi qui ora parleremmo semplicemente di un lavoro sul nudo capace di esaltare la bellezza femminile e niente più….costruisce dunque un percorso preciso facendosi guidare dalla morbidezza della luce arrivando al punto di concedersi qualche allusione ironica come nel titolo del libro letto dalla ragazza – L’immagine dell’uomo – che è abbastanza ambiguo da potersi interpretare in molti modi…                                                                                         Roberto Mutti

 

 

Corpi di Donna



 

Mela


 

 

 

Morfosi

 

 

 

 

Arte in Torre

 


 

Dall’introduzione di Guido Cecere

Un fotografo con sette pittori

“Si dice spesso che un bravo fotografo deve essere in grado, quando fotografa il lavoro di un artista, di annullare quasi la propria creatività per far emergere quella del soggetto fotografato. Certamente, quando il lavoro del fotografo è un lavoro di documentazione, di riproduzione, di presentazione imparziale, ma al meglio, delle opere d’arte, dove tecnica e creatività fotografica vengono messe “al servizio” di una visualizzazione quasi sempre destinata all’editoria classica. Ma questo è un caso diverso. Il titolo stesso del libro fuga ogni equivoco: si tratta di “ri-creare” assieme agli artisti e forse il sottotitolo potrebbe essere rivisto in “un fotografo con sette pittori”. Ne viene fuori un originalissimo lavoro “a sedici mani” in cui la creatività di Vincenzo Marzocchini esplode in maniera quasi pirotecnica cercando e creando un linguaggio nuovo in simbiosi con quello degli artisti presentati. …”

Dalla presentazione di Katharina Hausel

I ritratti d’artista di Vincenzo Marzocchini

“Un artista ritrae altri artisti. Vincenzo Marzocchini usa la fotografia, mentre i sette soggetti qui rappresentati sono pittori. Il fotografo adotta procedimenti e atteggiamenti avvicinabili a quelli della pittura. Infatti, le fotografie di Marzocchini non riproducono semplicemente il volto e la figura del pittore ritratto, ma contemporaneamente rendono visibile il processo creativo del dipingere e lasciano intuire la mente del pittore. Quello spirito creativo che appartiene sia all’autore che ritrae sia ai suoi soggetti e che diventa quasi palpabile nelle immagini di Marzocchini, è l’anima delle opere artistiche, quella che dalla realtà osserva, sceglie e compone, colora, traduce effetti delle luci e delle ombre in un quadro, esalta o nasconde dettagli e “scolpisce” su di una superficie bidimensionale ciò che vede tramite la sua interpretazione soggettiva. Marzocchini sorprende con la varietà di un linguaggio visivo che serve alla traduzione di concetti interiori proprio grazie all’immagine fotografica, che per lo più è concepita come mezzo di documentazione della realtà esteriore. …”


FOTOGRAFI NELLE MARCHE DAL DOPOGUERRA A OGGI


È uscita nel mese di aprile 2016 l’impegnativa opera

FOTOGRAFI NELLE MARCHE DAL DOPOGUERRA A OGGI

E’ il primo lavoro storico che cerca di mettere ordine nei percorsi fotografici dei tanti autori susseguitesi nel tempo con poetiche sia affini che lontanissime tra loro.

Tanti autori presenti con schede critiche, biografie e immagini, e numerosi altri fotografi citati, distribuiti su 320 pagine.

Caratteristiche: f.to 22x24 cm, stampa in quadricromia su carta patinata opaca da 170 gr, copertina da 400 gr. + plastificazione e con antine.

Il volume è distribuito direttamente dall’autore: www.vincenzomarzocchini.it

ISBN 9788895909004

Stampato da BIEFFE (Bieffe spa) 15/4/2016

 

FOTOGRAFI NELLE MARCHE 1900-1950



Il volume Fotografi nelle Marche 1900-1950 è frutto di una impegnativa ricerca che ha segnato una gratificante collaborazione tra un professionista della fotografia quale è Luigi Ricci e un fotoamatore amante della storia come Vincenzo Marzocchini.

C’era la necessità di comporre, di sistemare il quadro storico locale nello sviluppo di un mezzo che ha prodotto notevoli cambiamenti nel modo di vedere il mondo e se stessi, fino a modificare infine se stesso.

La ricerca sui fotografi dai primi del ‘900 agli anni cinquanta e sessanta documenta il passaggio della fotografia marchigiana dall’interpretazione ottocentesca alla nuova visione del mondo. La fotografia dell’Ottocento e della prima metà del Novecento si presenta più compatta, più omogenea, avvolta in un’estetica consolidata lontana dalle correnti internazionali che cominciano, invece, a produrre cambiamenti nel fotogiornalismo italiano e in pochi amatori sperimentatori durante gli anni 1940 e dintorni.

Abbiamo sentito la necessità di mettere a fuoco un periodo storico poco noto, abbiamo cercato di colmare il vuoto esistente nella ricerca storica nostrana tra gli autori dell’800 e le figure considerate da sempre le protagoniste della modernità (Cavalli, Crocenzi, Giacomelli).

Nei tre capitoli, oltre a esaminare la situazione generale marchigiana in relazione a quella italiana e straniera, vengono messe a fuoco delle personalità rappresentative del periodo.

La Fotografia marchigiana nel dopoguerra si rinnova profondamente, si inserisce nei movimenti culturali europei e di matrice statunitense e diventa vera protagonista all’interno dei nuovi scenari professionali e fotoamatoriali.

Il volume descrive le movimentate vicende della fotografia marchigiana negli anni Cinquanta, il rovello culturale, i frenetici contatti tra i fotografi con scambi epistolari intensi e appassionati che coinvolgono tutto il panorama fotografico italiano dell’epoca.

 



Indice

Introduzione

Cap I- All’alba del Novecento

Il punto sulla fotografia nelle Marche tra la fine dell’800 e i primi del ‘900

Gli studi più importanti del periodo

Professionisti e fotoamatori protagonisti della nuova arte

Messa a fuoco

Michele Rughini

Tullio Bernardini

Cap. II- Il Ventennio e dintorni

La fotografia italiana durante il periodo del fascismo

La situazione regionale e le nuove tendenze della fotografia

Messa a fuoco

Ivo Pannaggi

Remo Scuriatti

Gino Cimini

Cap. III- Gli anni Quaranta e Cinquanta

Gli sviluppi della fotografia nel dopoguerra

Giuseppe Cavalli e Il gruppo MISA

Luigi Crocenzi e il C.C.F

I nuovi volti della fotografia marchigiana

Messa a fuoco

Attilio Pelosi

Vittorio Piergiovanni

Benedetto Trani

Bibliografia