FOTOGRAFI NELLE MARCHE DAL DOPOGUERRA A OGGI


È uscita nel mese di aprile 2016 l’impegnativa opera

FOTOGRAFI NELLE MARCHE DAL DOPOGUERRA A OGGI

E’ il primo lavoro storico che cerca di mettere ordine nei percorsi fotografici dei tanti autori susseguitesi nel tempo con poetiche sia affini che lontanissime tra loro.

Tanti autori presenti con schede critiche, biografie e immagini, e numerosi altri fotografi citati, distribuiti su 320 pagine.

Caratteristiche: f.to 22x24 cm, stampa in quadricromia su carta patinata opaca da 170 gr, copertina da 400 gr. + plastificazione e con antine.

Il volume è distribuito direttamente dall’autore: www.vincenzomarzocchini.it

ISBN 9788895909004

Stampato da BIEFFE (Bieffe spa) 15/4/2016


Ritratti al Plurale

Il volume si presenta come strumento di lavoro rivolto ai neofiti e non, per la conoscenza delle origini della fotografia in Italia e nelle Marche soprattutto in riferimento alla ritrattistica.

Approfondisce in particolare l’atelier o gabinetto e la professione del fotografo (lo studio vetrato, la posa e i consigli suggeriti al cliente, gli strumenti di lavoro) focalizzando l’attenzione sui fotografi dei primordi della storia della fotografia nella città di Ancona presentando un notevole apparato relativo a documenti dell’epoca.

La prima ricerca sui fotografi marchigiani, sugli studi anconetani in particolare, dalle origini ai primi decenni del Novecento. Il volume si pone come stimolo per ulteriori ricerche su un periodo, quello degli inizi dell’attività fotografica professionale nelle Marche, che fino ad oggi non è stato affrontato e approfondito in tutti i suoi variegati aspetti, ma non tralascia di trattare gli sviluppi della storia

della fotografia italiana in generale presentandone la capillare diffusione sul territorio dalle sue origini fino a tutto l’Ottocento.

E’ attorno alla ritrattistica, alla realizzazione di una convincente e lusinghiera “immagine di sé” che si espleta l’attività iniziale degli studi fotografici per assecondare e soddisfare le esigenze della clientela.

 

Dall’introduzione di Diego Mormorio

Del volto e del paesaggio

C’è uno strettissimo rapporto tra i nostri volti e i

nostri paesaggi. In uno dei suoi fondamentali

saggi, Georg Simmel fece notare che quando noi

guardiamo qualcuno non vediamo solo ciò che vede

l’organo della vista. Quello che vediamo, scrisse, è

“una variopinta mescolanza tra quel che viene

veramente visto e integrazioni esterne ed interne,

reazioni sentimentali, collegamenti con movimenti

e luoghi circostanti”.


Da tempo ormai, nel campo della fotografia italiana, Vincenzo Marzocchini è un sicuro punto di riferimento. Egli ci ha abituato ad approfondite ricerche che riguardano l’ambito storiografico, le questioni estetiche e la letteratura. Come studioso e come “fotografo per diletto”, Marzocchini è stato attratto in modo particolare dal tema del ritratto e, parallelamente, da quello del territorio. Due argomenti che quasi si fondono, e che comunque restano inscindibili. È nel “territorio” infatti che la “figura” – intesa come volto e come portamento – prende la sua forma. Una forma che si costituisce innanzitutto sulla base di elementi geoclimatici, che originano processi storici e culturali, che a loro volta generano trasformazioni territoriali.

Lo dico da tempo: buona parte di quello che noi siamo – un po’ del nostro carattere così come una certa parte dei nostri volti – è tale a partire dall’ambiente in cui siamo venuti al mondo o siamo cresciuti. Sapori di cui ci siamo nutriti e profumi che abbiamo respirato.

I sapori, soprattutto. Essi salgono dalla terra e scendono a noi ancor prima della comparsa nel mondo: giungono nel grembo in cui siamo e già forse ci segnano. Non sono di meno i profumi. Dapprima si accompagnano ai sapori dei cibi, poi, via via, si fanno in noi come un universo indistinto, che è proprio del luogo in cui cresciamo. Odori di erbe, alberi, fiori, terra, terra bagnata. Ma anche asfalto, fiumi … Insomma, nei nostri volti e nei nostri cuori, veniamo segnati, soprattutto negli anni dell’infanzia e della fanciullezza, dal luogo in cui cresciamo. È soprattutto in quegli anni che diventiamo quello che siamo. Diventiamo cioè islandesi, sardi, romani, piemontesi, siciliani, marchigiani … E in qualche modo rimarremosempre questo, anche se viaggeremo e vivremo all’altro capo del pianeta. …

 

Immagine di sè

FOTOgraphia n.163 luglio 2010

“…è doverosa la segnalazione di un consistente saggio di Vincenzo Marzocchini, fresco di stampa. L’immagine di sé è un testo, ampiamente illustrato (circa cento immagini), che mantiene le promesse del proprio sottotitolo esplicito: Il ritratto fotografico tra ‘800 e ‘900. Compilato con autorevolezza , ma anche passione, è un’analisi che si iscrive a pieno diritto nel (ristretto) novero delle Storie che vale la pena leggere e conoscere. Dio volendo, punti di vista  originali e competenza possono ancora fare la differenza (ammesso, e non concesso, che questa differenza serva a qualcosa o qualcuno, nel marasma delle parole italiane sulla fotografia: sappiamo bene ciò di cui stiamo parlando, conosciamo bene ciò a cui stiamo pensando).”

Maurizio Rebuzzini


“…Questo nuovo volume, che presenta un altro prezioso capitolo della collezione di Vincenzo Marzocchini, può essere facilmente interpretato come una naturale evoluzione di un cammino personale - e dell’ente conservatore, il Comune di Montelupone – verso l’approfondimento di un argomento che sta suscitando sempre maggiore interesse nel panorama nazionale. Un segno positivo e la buona conduzione di un circolo virtuoso che crea speranze nell’animo di chi ama la fotografia storica, e che vorrebbe – come chi scrive - che maggiore e più concreto impegno verso la valorizzazione del ricco patrimonio fotografico delle Marche fosse portato avanti anche in questa realtà decentrata rispetto ai grandi nuclei della fotografia italiana.

Le Marche hanno una lunga storia fotografica, e qui non mi riferisco soltanto ai protagonisti dei prolifici circoli fotografici degli anni ’50, a Mario Giacomelli, a Ferruccio Ferroni, alle agili menti di Luigi Crocenzi e Giuseppe Cavalli, ma a una schiera di fotografi amatoriali di fine ‘800 e inizio ‘900 ancora poco, o del tutto, sconosciuti e di archivi pubblici e privati di cui lentamente riaffiora la memoria attraverso mostre, riordini, sensibili segnalazioni.

Una storia di luce da ricostruire e da scrivere, quella stessa luce che al tramonto disegna il dolce profilo inconfondibile delle nostre colline.”

Dalla presentazione di Simona Guerra

 

L'archivio storico-fotografico

L'archivio storico-fotografico di Vincenzo Marzocchini copre un ampio periodo di circa 110 anni, dal 1840 al 1950 e riguarda esclusivamente la ritrattistica.

Le immagini partono da alcuni ritratti protofotografici al phisionotrace di fine Settecento e inizi Ottocento per proseguire con diversi esemplari di dagherrotipi, ambrotipi, ferrotipi, carte salate, albumine, aristotipi al collodio-cloruro e al citrato (gelatina-cloruro) ad annerimento diretto, carte a sviluppo con supporto grezzo e baritate alla gelatina cloro-bromuro e al bromuro d’argento; fotografie realizzate secondo le antiche tecniche di stampa (platino, palladio, gomma bicromata, carbone, carbro, metodo Fresson, bromolio, cianotipia, resinotipia, callitipia, argirotipia); esempi di viraggi semplici e multipli (oro, platino, palladio; ferrocianuri: rame, uranio, potassio, ammonio, molibdeno, vanadio, ferro, cobalto, borace, tungstato); stampe baritate, cartoline bromogravure e fotomeccaniche con colorazione manuale e à pochoir; sperimentazioni alchemiche (chimigramma, ossidazione, mordençage, grignotage carte baritate light-printing e a toni bassi); manipolazione, spellicolamento e trasferimento delle emulsioni Polaroid; riproduzioni fotomeccaniche (cliché-verre, woodburytipia o fotogliptia o stannotipia, fototipia o eliotipia o collotipia o artotipia, fotogravure, fotocalcografia tipografica - a rotocalco - in offset o fotolitografia, cromolitografia, xerografia, termografia, serigrafia); stampe digitali al laser e inkjet.

Le immagini sono state raccolte in modo da ricostruire soprattutto un valido percorso di stampa e riproduzione dell’immagine fotografica attraverso le opere sia di fotografi blasonati, sui quali sono state scritte troppe storie della fotografia, sia di onesti artigiani e ambulanti ingiustamente dimenticati ma le cui produzioni spesso non sono inferiori a quelle dei più famosi fortunati colleghi. 

Il presente lavoro cerca di ripercorrere la storia della fotografia attraverso le tecniche di ripresa e riproduzione dell’immagine fotografica.

Un percorso dal dagherrotipo al digitale condotto mediante l’analisi dei procedimenti di stampa documentati tramite i lavori di onesti artigiani e di fotografi più blasonati (fotografie dell’Archivio di Vincenzo Marzocchini).

 

 

 

Selezione di immagini presenti nel museo

Ferrotipi 

Le Gray - Pluchow -  Ponzetti e altri Ritratti 800

W l'Italia Unita

Studio Moreau stampe al carbone e platino

Studio Reutlinger - Lina Cavalieri

 

 

Recenti importanti acquisizioni:


- dagherrotipo stereoscopico

S. Marchi, Parigi, 1840 ca.
Busto della Baccante, opera di Pradier
Si tratta di uno dei dagherrotipi che riproducono le opere dello scultore Pradier
rarissimo

- dagherrotipo

Ritratto di madre con ragazzo

1/8 di lastra, 1855 ca.

Bella cassa in papier maché finemente intarsiata

Perfetta

- ambrotipo colorato mezza lastra

Donna che sale le scale

Custodia in cuoio originale perfetta

Inghilterra, 1860 ca., 14x11,5 cm.

- Ferrotipo francese

Mezza lastra (20x17 cm)

Bella cornice in legno.

Condizioni di conservazione ottime

 

- Ferrotipo inglese

Ferrotipo originale 1/4 lastra 1870 ca.

Bel ritratto di giovane donna in mezza crinolina

e cappellino primaverile posato su una sedia.

Cassa intera di pelle, velluto interno e cornice dorata.

L'astuccio è ancora integro.

- Felix Nadar
Timbro a secco sulla foto, 1870 ca.
Generale Adrien Woll Comandante Legion D'Onore
Fotografia di grande formato, albumina.
Dimensioni della foto: 28x18,5 cm. Dimensioni del cartoncino originale: 44x31,5 cm
Sul cartoncino sono riportate, scritte a mano, tutte le onoreficenze del personaggio.
Inoltre è presente una dedica della moglie o della figlia a un cugino.

 

- Carlo Naya

N. 85. Venezia, 1870 ca.

Canal Grande dalla Riva del Teatro S. Samuele

Fotografia originale all’albumina di grandi dimensioni 27,2x35,4 cm.

 

- Antonio Perini

n. 2 vedute di Venezia (S. Marco e Canal Grande), 1870 ca.

Albumine colorate a mano 18x13 cm montate su foglio d’album 27,5x21 cm

Condizioni di conservazione ottime

- Giuliano Ansiglioni
"Roma - Laocoonte (Vaticano)"
Foto stereoscopica 17x8 cm, 1850 ca.
Carta salata albuminata da calotipo
Rarissima fotografia delle origini in condizioni eccellenti

- Giuliano Ansiglioni
"Roma - Piazza del Popolo"
Foto stereoscopica 8x17 cm
Carta salata albuminata da calotipo
Rarissima fotografia delle origini in condizioni eccellenti

- The Young Anglers1858-60 ca.

Bella fotografia stereoscopica delle origini all'albumina 17,5x8,5 cm

Colorazione manuale

In ottime condizioni di conservazione